“Io” dici tu, e sei orgoglioso di questa parola. Ma la cosa ancora più grande, cui tu non vuoi credere, – il tuo corpo e la sua grande ragione: essa non dice “io”, ma fa “io”.
Strumenti e giocattoli sono il senso e lo spirito: ma dietro di loro sta ancora il Sé. Il Sé cerca anche con gli occhi dei sensi, ascolta anche con gli orecchi dello spirito.
Sempre il Sé ascolta e cerca. Esso compara, costringe, conquista, distrugge. Esso domina ed È il signore anche dell’io. Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto – che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, È il tuo corpo. Vi È più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza.
 

  1. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, in Opere volume VI, tomo I, pp. 34-35 (Adelphi, 1968)

 
Pensare all’’istinto’ in termini di sesso e aggressività È un errore, perché non ci dice nulla sul significato più importante della funzione istintiva, che È precisamente la saggezza dell’organismo: la funzione di autoregolazione essenziale alla vita a qualsiasi livello. Poiché lo studio dell’istinto negli animali inferiori ha spinto gli psicologi a usare il termine meno di quanto lo fosse ai tempi di Freud, il concetto di ‘autoregolazione dell’organismo’, più aderente alla nostra età cibernetica, È diventato prevalente nelle discussioni contemporanee sulla terapia. Può essere considerata l’espressione abbreviata di un concetto più ampio che comporta non solo l’autoregolazione, ma anche la creatività e l’omeostasi; cioÈ, più precisamente, l’autoregolazione adattiva e creativa. Immaginiamo l’autoregolazione dell’organismo come modus operandi di tutto il sistema corpo-mente quando È l’organismo nel suo complesso a controllare il tutto.
 

  1. Naranjo, La via del silenzio e la via delle parole, p. 52 (Astrolabio, 1999)

 
Se pensiamo che all’epoca in cui Nietzsche componeva lo Zarathustra, ossia nell’ottavo decennio dell’Ottocento, nella filosofia occidentale dominava ancora la concezione dicotomica di matrice cartesiana che tendeva a separare la mente dal corpo, restiamo stupiti e ammirati di come, con la formulazione che qui presento, il pensatore tedesco avesse precorso i tempi, pervenendo a una visione che avrebbe trovato conferma circa un secolo dopo, grazie ai risultati ottenuti dal progresso delle ricerche scientifiche. Il passo di Naranjo, che opportunamente fa riferimento alla cibernetica, corrisponde bene al senso del suggestivo dettato nietzschiano e ne attualizza il contenuto declinandolo validamente nell’ambito della teoria e della pratica psicologica.

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