Laureata in Filosofia con esperienza di insegnamento nelle scuole superiori e di formazione professionale, svolgo attualmente la professione di Educatrice presso un Centro per disabili.

Sono Counselor ad indirizzo gestaltico formata presso il CSTG di Milano.
Da qualche anno ho scoperto il valore terapeutico e autoterapeutico della poesia che intendo, fondamentalmente, come facoltà attivatrice di risorse trasformative del nostro “essere nel mondo”.
Perché la poesia “si configura come una particolare condizione dello Spirito… ed è impossibile pensarla separata alla condizione umana” (Natalia Ginzburg, 1973).
 
Da Perls apprendiamo che “la poesia è l’esatto contrario della verbalizzazione nevrotica”( Perls F., Hefferline R.F., Goodman P., Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma, 1971, p.130). Con le parole, infatti, spesso ci difendiamo da emozioni potenzialmente angoscianti. La distinzione essenziale è quella tra l’esprimersi e il parlare di. L’espressione poetica coglie la parola vera e autentica che corrisponde all’esperienza che stiamo vivendo. Quando diciamo qualcosa in forma poetica facciamo quindi esperienza reale di ciò che ci sta accadendo. Il processo creativo si svolge, al pari dell’attività ludica dei bambini, sulla base di una consapevolezza  che “costituisce una sorta di via di mezzo, né attiva né passiva, che accetta però le condizioni, si concentra sul lavoro, e matura verso la soluzione”(Ibidem, p. 56). L’esito finale di tale processo, la forma della poesia in cui l’emozione è contenuta ed espressa,  è un oggetto nuovo, una realtà che prima non c’era o che non era ancora visibile perché ancora sommersa, non definita. E’ un oggetto autentico e reale che esprime l’atto di consapevolezza del poeta rispetto alle proprie emozioni.
Ed è anche un oggetto nuovo che, in quanto tale, produce una perturbazione dell’intero campo esistenziale.
La poesia, in quanto forma d’arte, si produce sul confine di contatto tra organismo e ambiente, laddove  si manifesta il sé in quanto funzione di adattamento creativo tra le due realtà. La creatività della poesia è parallela ed equivalente alla creatività delle esperienze di adattamento che l’individuo sperimenta nel corso del personale ciclo di vita.
Sostanzialmente, si tratta di individuare quali operazioni di confine attiviamo, e quindi quale modo-di-essere-nel-mondo ci contraddistingue. Quale mito – quali miti – ci abitano.
L’efficacia trasformativa della poesia consiste nella produzione di immagini, nel trarre dagli eventi immagini significative, cariche di senso e, perciò, reali esperienze della nostra vita.
Si tratta di un lavoro che ha a che fare con la visione e con la metafora.
La poesia è essenzialmente metafora, e il poeta è colui che ricerca attivamente metafore, connessioni, analogie, legami con le cose e gli eventi, e tra se stesso e questi ultimi. L’ideazione poetica, intrinsecamente connessa con la metafora, è allora forma mitopoietica, generatrice di miti.
Ma creare miti significa configurare immagini che riflettono e accompagnano la nostra modalità relazionale con il mondo, significa intervenire creativamente nell’adattamento che costantemente svolgiamo con l’ambiente del quale siamo parte.
Significa vedere nel mondo parti di noi e riflettere in noi parti del mondo. Si esprime in questo modo il processo creativo dell’uomo che nasce da una comunicazione tra interno ed esterno.
La poesia, quindi, è quella configurazione linguistica e psichica che racconta un’esperienza, quella del rapporto, in qualunque modo esso si presenti, tra l’Io e il mondo.
La poesia fotografa l’immagine di un incontro al confine tra l’interiorità e l’ambiente esterno senza, tuttavia, immedesimarsi con nessuna delle due realtà.
La poesia, una volta conclusa nella sua forma, si pone come testimone dell’esperienza vissuta, rendendosi fruibile agli altri.
Nella poesia, è noto, risulta difficile separare nettamente forma e contenuto, ciò che viene detto dal come viene detto. Questo fenomeno, oltre ad aprire alla problematica relativa all’intraducibilità della poesia, offre un rimando significativo all’attenzione che la Gestalt pone su come l’individuo si declina nel mondo. Al di là delle intenzioni, dei propositi, delle vuote parole, ciò che è prioritario è la modalità di adattamento posta in essere dal soggetto, modalità nella quale si ritrovano le reali intenzioni, i reali propositi, i reali copioni di vita messi in atto.
La sintesi di forma e contenuto operata dall’immagine poetica mostra – e non descrive – la peculiare modalità di come il poeta si declina nel mondo.
In questo senso la poesia può definirsi come “parola incarnata”.
(dalla Tesi di Counseling di Silvia Lorè, L’elemento poetico come strumento di cura, 2010).
BIOS
Incisa
come la roccia
rabbiosa
dalla goccia.
Vedere
che gli occhi
ancora viaggiano.
Occhi
cristalli.
Brillantezza.
Spietata
radice
d’amore.
STARE
Stare
Nell’amore
Come
Su
Un abisso,
come 
sull’orlo
di 
un infinito
viaggio.
MEDITAZIONE D’AMORE
Attraversando 
i tuoi fiumi
come 
vene palpitanti
– piccole vene azzurre –
e amare,
amarti
come sei
scendendo 
piano
dove
l’infinita
dolcezza
celebra
il dolore.
SULLO SFONDO
E là 
son io
dietro l’ombra spessa
a scavare
la vita 
vera
come
un embrione
dentro
l’utero.
CHIUSURA
Come una vagabonda
giro e rigiro.
e mi parlano
e mi dicono.
Sono
sporca
di vita
come un ramo 
gonfio
di tagli,
e di orgoglio.
ULISSE
Lascia che dilaghi il mio mare
Debordare il mio cuore
(la mia ombra soverchiare)
La mia anima si sposi alla follia.
Slegami dalle rocce
Ferme
Fredde
Devo correre
Tra
Le mie mille
Vite
Incastrate.
L’ombra fraterna
Mi invita alla danza
E nelle eco infinite
Il suono di tutti i mondi
A cullare
I figli
Non respirati
Non nutriti.
REGALO
C’è il vento
Come un regalo
sulla Pianura.
M’affaccio alla finestra
spoglia.
Aria alle stanze
vecchie
e non cresciute.
Nell’infanzia
Il vento
Era vivo
 

GIOCATORI
Mescolare
nel pozzo nero
della mia anima
ogni
lurido
gioco.
Sto come
sto.
Sto qui
con il
mio
corpo
offeso.
Come 
una
smorfia
nella 
penombra.

Ma pieno
mai pieno…
Colmarmi
di vuoto.
Dov’è il piacere
e la vertigine,
dov’è quell’abisso
che mi somiglia?
Cado
dalla cima
più alta
nell’immondizia
del mondo,
a cercar gemme
stupefacenti.
Sono stato
Pescatore
Di chimere
Di pezzi di vetro
Luccicanti
Come 
Occhi di drago.
Legato
Al giardino
Delle lusinghe
Delle sirene
Subdole
E vascelli
E fantasmi
E bugie.
Riemergere
Come
Naufrago.

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