Mi chiamo Diana Didoni, ho una laurea in Filosofia con un indirizzo psico-pedagogico e ho lavorato per molti anni in grandi aziende multinazionali ricoprendo ruoli di notevole responsabilità nel campo delle risorse umane.
Ho integrato la mia preparazione con esperienze formative pluriennali in Analisi Transazionale,  PNL e, più recentemente, in Gestalt, conseguendo il Diploma di Counselor ad orientamento gestaltico nel 2009.
Per alleviare un sottile “male di vivere” che – per quanto ricordo – mi ha accompagnata da sempre,   ho affrontato due successivi percorsi di analisi personale, ad indirizzo transazionale prima e junghiano poi.
Ho imparato a convivere anche con gli aspetti “scomodi”della mia personalità, scoprendo che essi sono anche  una preziosa risorsa .
Le poesie sono lo strumento con cui continuo a dialogare con i diversi  aspetti di me, a riconoscerli e prendermene cura.
In realtà proprio le poesie sono forse il linguaggio spontaneo con cui le mie parti più fragili e oscure  hanno imparato a manifestarsi, a sviluppare un loro spazio che è illuminante e pieno di energia.
Durante le mia esperienza di lavoro, l’ interesse per le persone e una acuta  consapevolezza della grande importanza che ha il tempo della vita lavorativa per  il  benessere individuale , mi hanno via via portata a concepire e sperimentare anche in azienda progetti di sviluppo di grande  apertura e molto innovativi.
Potendo contare, per un periodo abbastanza lungo, su di un contesto lavorativo favorevole, ho  potuto infatti progettare e realizzare già nei primi anni ’90 sistemi di sviluppo che impiegano il counseling –insieme a modelli di competenze- come strumento di crescita personale e professionale e come mezzo per superare situazioni di difficoltà, di cambiamento o di stress in ambito lavorativo.
Nel corso della mia esperienza ho potuto osservare come l’equilibrio personale, familiare, sociale e  lavorativo siano strettamente collegati: ambiti apparentemente distinti si contaminano continuamente (sia in senso positivo che  negativo), e non è quindi infrequente che difficoltà o cambiamenti  in uno di questi ambiti possano “dilagare” portando disarmonia o sofferenza anche in altri aspetti della nostra vita.
Qualche anno fa, dopo avere lasciato l’azienda per continuare con una attività di consulenza, mi sono dedicata in particolare al coaching di manager in via di ricollocazione lavorativa o di altri soggetti in condizione di disoccupazione, e al counseling motivazionale.
Come counselor ho anche seguito progetti a supporto dei carcerati affidati al servizio sociale e, sempre come counselor, mi occupo, presso un ambulatorio medico, del sostegno a persone in difficoltà per motivi di salute o personali.
Mi interesso di letteratura, psicologia archetipica, spiritualità e arte e non smetto mai di imparare. Dai libri e dalla esperienza.
Amo la differenza, il contatto con universi nuovi, la gioia dell’intimità e delle emozioni autentiche.
Canzoni
Per l’amore mio,
che trasforma
il digrignare dei denti
di tutte le nostre
rabbiose ribellioni
in raggi di luce invernale;
al cui timido chiarore
possiamo,
senza danno reciproco,
portare allo scoperto
le nostre ombre;
e correre incuranti,
lungo erte pendici
di sogni dispettosi,
fino ad ammansire
le nostre fiere illusioni.
Per l’amore mio,
che mi sorride la notte,
occhi chiusi e carezze,
salgo e scendo le scale
recando in dono
nuove canzoni.
2001
Preghiera per capodanno
Giorno aspettato
Troppo solo e troppo pensato,
Grigio di perla invernale
Nella livida luce
Di ogni imperfezione.
Mattino
Nato senza radici
Perduto l’oro delle prime ore,
Che ci sorprende, attardati
In un risveglio senza difese.
Tu che conosci la mia pena
E ne custodisci il segreto,
tu che vegli la mia inquietudine
e con lo sguardo
mi ricopri le spalle.
Tu che scopri oggi
Come distrarmi
Dalla pena
Che sono a me stessa,
Col tuo buongiorno
Benedici i miei passi.
Buon anno e amen.
2001
Gatto
Altre volte invece
Lui compie un balzo
Di gatto
Urgente e improvviso
Feroce
Lui stesso
Ne rimane stupito
Inutile chiedergli come
Da quale regione
dell’anima
Questo lampante
irriverente ardore
Sia venuto
a ricordarci che
Non tutto è noto,
E anzi molto di lui
ci è ancora ignoto.
Ci resta in gola
Un sordo dolore
Una delusione
Dal colore ancora incerto
Una piccola
Insinuante
Invadente infermità
Con cui non vorremmo
Nessuna parentela.
2001
Certi giorni
Certi giorni,
l’ospite
guarda fuori cautamente
Occhi chiari
Dietro palpebre abbassate
Trafitto lo sguardo
Da un pensiero
Che non lascia la presa
Una nebbia vischiosa
Intorno al cuore
Ne indebolisce la fede
Insidiato dal dubbio
L’ospite
si vorrebbe astenere
Si strugge di nostalgia
L’ospite straniero
A nulla valgono
Le nostre offerte
E variegati lenimenti
Con tenerezza e dolore
Lo terremo per un lembo
Mentre
Posseduto
Ci vorrebbe lasciare
Noi lo possiamo amare
Ma non lo possiamo consolare.
2002
Dorme
A volte dorme
L’amore
Alito e brezza
Delle giornate
Dorme a lungo
Silenzioso
Che appena
Lo sentiamo
Respirare
L’anima con lui
Se ne sta
In sordina
E noi viviamo
Disabitati.
2003
Chi resta con me ?
Nella scia di una parola
avara di sè
e un po’ stizzosa
forse te ne sei andato
per sempre
Resta questo piccolo dolore
sempre con me
e galleggia
sulla superficie liquida
dell’ anima
Lo avvolgo tra  calde coperte
la notte, e lo tengo vicino,
una culla di preghiere,
fino a che non si addormenta
E allora sembra cercare,
nelle vaghe trame dei sogni,
dove sfociare,
dove portare sè stesso,
per togliere il disturbo.
Perché anche lui
non sa dove andare.
2008
Difficoltà di respiro
Ed è così
che da una ferita
talvolta
nasce un pensiero.
Inoffensivo
all’apparenza
come i gesti quotidiani,
inevitabile
si apre un varco
E batte,
ostinato,
come una mosca
d’inverno
contro il vetro soleggiato.
E noi dietro a lui,
a crepitare nervosamente,
l’anima ingombra
di pagliuzze taglienti;
e difficoltà di respiro.
2008
Depressione mattutina
L’ombra si allunga sulla giornata
Dal fondo slabbrato di un sogno.
Greve come la statua di un re deposto
Sul gradino sdrucciolo del risveglio.
Subito affaticato ed affranto,
Ingombro di domande
Di contenuto oscuro,
E le risposte irrilevanti.
L’anima annaspa cieca
Accarezzando incerta le cose,
E si protende a tentoni
Verso un varco quotidiano.
Conosce tutto ormai:
sa bene di questa oscurità
Che non le è affatto nuova
pur col suo recente sgomento.
Ma non serve affrettarsi,
nemmeno protestare altri impegni:
Resterà fin che vorrà:
esausta, l’anima e la sua ombra.
2009
Timido
Com’è  turchino oggi
il mio dolore !
Ha perso la pelle di serpente,
lo sguardo obliquo,
le movenze saettanti
con cui da un angolo all’altro
nell’anima mia
andava a caccia,
e di inquietudini
mi lambiva.
Turchino scintillante,
oggi cerca l’ombra delle grotte
dove la timidezza è preziosa
e il silenzio benvenuto.
Cerca il canto degli anfratti
e rispecchia cauto
il turchino indifferente
del cielo.
2009
Aspettative
Troppo ti capisco perché mi parli.
E le parole sono diventate sospette:
tutte possibili fughe di notizie
tutte inaffidabili,
tante finestre sul cortile
aperte sui tuoi segreti.
E allora piuttosto lesiniamole.
Esponiamo solo le più convenzionali
quelle che tanto son passate
di bocca in bocca
da non avere più sapore
da non contenere più sorprese.
Troppo ti ho desiderato per indignarmi.
E ora non riesco a credere
che aspettando non salterà fuori
una lucertola da sotto il piatto,
e un fungo non crescerà nel lavandino
e dalla zucchina non uscirà una risata.
Di cuore.
2009
Noi due
Inquieto
Svolazzi lontano
Ma non così lontano
Da sparire
Io inquieta ho le ali
Pesanti invece
E non so volare
Ma l’aria mossa
Dalle nostre inquietudini
E’ già una compagnia.
2009
Mandarino night
E’ notte sotto il mandarino,
verdeggiante e lustro,
e fitto di fogliame.
Improvviso sento un sospiro:
ma in andata, senza ritorno..
e un brivido di paura mi percorre,
un lampo di terrore domestico.
Cosa sarà questo contatto
inaspettato ?
Una foglia frusciando
mi accarezza il collo e cade qui vicino.
Questo mondo di forme e di allusioni tattili,
selvatico dietro l’apparenza di agrumi,
non tiene le distanze
non conosce i confini,
e pullula di  occhietti e di zampine.
2010
Aquilone
Nel silenzio
Della casa
Non mi sentivo affatto sola.
Lo spazio denso e fitto
di andare e venire
Immagini
e pensieri
Oggi ieri e domani
Disordinati
Anarchici
Leggeri e pesanti
Compiuti e incompiuti
Soffiavano lievi
Appena percepibili sulla soglia.
Tutti insieme
Ormai padroni
E io tra loro
Con te
Aquilone
Nella mia mano.
Che non ci sei.
2011
Quiete
Non è che ora la nostalgia di un altrove
abbia finalmente abbandonato il campo
non è vero che non mi struggo più nei versi d’amore
ne’ che gli animali dei sogni
sanguinanti di umori fuori tempo
abbiano lasciato il posto a sonni tranquilli.
La malinconia della lontananza
ancora stringe il mio cuore come il gelo d’inverno.
Ho solo cessato di opporre resistenza
ho sulla bocca parole rassicuranti
e ascolto paziente in me il lamento dei mondi
gocciolare lento come la pioggia stasera.
E’ tutto ancora con me, come sempre.
E io con lui piena di vergogna.
E con te senza rimpianto.
2011
Ringraziamento
Quanto spazio
C’è
In questo cuore !
Anziché
Anguste e stipate stanze
Vasti luoghi di conversazione
Anziché
Tortuosi corridoi
Ampie terrazze sulla vita
E anziché
Controllati accessi
Accoglienza a perdita d’occhio
E lacrime per oscuri misteri
Benvenute
Come il riso e l’oblio
Quanto spazio
C’è
In questo cuore !
Chi l’avrebbe detto
Che quinte timorose
Celassero tanta abbondanza ?
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