L’arte sarebbe dovuta essere la mia strada, come avrebbero voluto i miei genitori. Forse lo sarebbe anche stata, se non avessi sentito la chiamata alla psicologia (per sopravvivere?).
Così ho pensato bene di fare dell’arte la mia risposta alla vita, compresa la psicologia, probabilmente anche scegliendo la Gestalt.
Sono nata in Sardegna. Vi ho vissuto 14 anni, e poi altri 14 in Sicilia. Qui ho frequentato il liceo artistico, dove promettevo un futuro da scultrice. Invece ho scelto di laurearmi. Mentre studiavo psicologia, ho fatto l’attrice e per certi versi credevo l’avrei  fatto per sempre. Studiai anche drammaterapia, ero appassionata. Il teatro (insieme alle le mie nevrosi) mi portava via molto tempo, ma riuscii a laurearmi.
La conoscenza del disegno, l’esperienza sulla scena e lo studio della drammaterapia mi sono poi serviti nelle mie esperienze di insegnamento, la prima fu in carcere, a Palermo.  Capii subito che l’arte non sarebbe stata parte della mia vita, in qualunque forma.
Arrivata a Milano, dopo la laurea, a parte qualche spettacolo, non coltivai più il teatro come attrice, ma lo usai cospicuamente nell’insegnamento e nella conduzione di gruppi, soprattutto negli anni della specializzazione in Gestalt Therapy.
Il disegno ha continuato a far parte della mia espressività. Questi disegni a pastello raccolgono momenti del percorso di specializzazione; li ho realizzati durante le lezioni, o nei seminari residenziali: ho raccolto sguardi perplessi, sarcasmo dei docenti, battute bonarie, complimenti, rimproveri. Ho prodotto rumore, residui di matite temperate, sporcizia, ma anche dolci ricordi, ed esperienze mie interiori intense.
Oggi uso l’arte nel lavoro clinico continuamente, sia in quello individuale che di gruppo, oltre che nella formazione. Trovo davvero, come scrive Ginger, che la psicoterapia sia un’arte e come tale si impone nella sua estetica immediata e rivelatrice. Nello stesso tempo, l’arte intesa come modalità espressiva può farsi spazio nel lavoro clinico come luogo della magia e della trasformazione.
La mia tesi
Sono sempre stata ossessionata dalle tematiche sul significato in relazione al significante, su cui ho scritto la tesi di laurea (Arte e Psicoanalisi: verso l’Arte e la Psicoanalisi come processi inversi di conoscenza ermeneutica).
Adesso voglio approfondire il tema della magia nell’arte e nel mito. Magia come uno dei fondamenti dell’esistenza, che è infarcita di immaginario e di trame simboliche-mitiche e che si esprime nella persona in modo unico.
La mia ipotesi è che ogni individuo porta con sé una propria questione fondamentale, scritta nel nucleo essenziale dell’identità ed espressa attraverso fili di materiale simbolico a metà tra il sogno e la veglia.
Tale essenza, nucleo fondamentale, è la struttura basilare del soggetto quale gestalt esistenziale,  che si simbolizza nella poetica soggettiva e nel modo di essere-nel-mondo. Essa è unica ed irripetibile, eppure universalizzabile nell’arte.

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